Michele Prandi


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L'idea di grammatica filosofica

Le espressioni linguistiche complesse, e in particolare le frasi, hanno un'impalcatura formale complessa e un contenuto a sua volta complesso. Di conseguenza, la grammatica non si limita a studiare la struttura formale delle espressioni, ma finisce con il formulare esplicitamente, o con l'assumere implicitamente, ipotesi sui fattori che rendono possibile la connessione del loro significato - sulle loro condizioni di significanza.
Tradizionalmente, la domanda sulle condizioni di significanza delle espressioni complesse conosce due risposte, considerate antitetiche.
Per la tradizione formalista, le condizioni della significanza sono formali: se un'espressione complessa ha un significato unitario, è perché possiede una struttura grammaticale che organizza i concetti atomici in una struttura. Per la tradizione funzionalista, le condizioni della significanza sono concettuali: se un'espressione complessa ha un significato unitario, è perché fa circolare un concetto complesso accessibile indipendentemente.
Nella tradizione del formalismo, la grammatica tende a essere vista come un sistema di regole formali che plasmano un contenuto concettuale di per sé privo di struttura. Nella tradizione funzionalista, la grammatica tende a essere vista come un repertorio di opzioni al servizio dei progetti del parlante, destinate a portare all'espressione e a far circolare strutture concettuali indipendenti.
Per quanto opposte nei loro esiti, entrambe le tradizioni poggiano su un presupposto comune: alla base della significanza c'è necessariamente un unico fondamento.
Se il presupposto è corretto, l'alternativa formale e l'alternativa funzionale si escludono a vicenda: o il significato di un'espressione complessa è l'esito dell'applicazione di uno stampo formale a una materia concettuale inerte, o è un concetto complesso accessibile indipendentemente, di cui la forma linguistica è un'espressione passiva.
Se il presupposto è falso, l'alternativa si dissolve. Se alla base della significanza non c'è necessariamente un unico principio, non ha senso chiedersi se questo principio è formale o funzionale. Viceversa, possiamo immaginare che la struttura di un significato complesso sia il risultato di un'interazione dagli esiti variabili tra il principio formale e il principio funzionale. Fino a un certo punto, le strutture linguistiche sono in grado di trascinare i concetti in combinazioni creative. Da questo punto in poi, le forme linguistiche si limitano a fornire uno strumento di espressione servizievole a concetti indipendenti. Invece di escludersi a vicenda, il criterio formale e il criterio strutturale concorrono a un compito comune.
Questa è l'idea di fondo di una grammatica filosofica. Una grammatica filosofica include una grammatica delle forme, nell'ipotesi che le strutture linguistiche abbiano non solo una loro struttura statica, ma anche un loro potere di formazione attivo, relativamente indipendente dai contenuti concettuali. Ma include anche una grammatica dei concetti, nell'ipotesi che un sistema di concetti condivisi sia accessibile al ragionamento coerente indipendentemente dalla struttura specifica di questa o quella espressione linguistica.
La linea di demarcazione tra l'area delle forme linguistiche autonome e l'area delle funzioni strumentali è facilmente identificabile nella topografia di ciascuna espressione linguistica complessa.
Ogni frase contiene un nucleo la cui architettura formale non ha giustificazioni strumentali. La sua funzione esclusiva è la costruzione di una rete di relazioni grammaticali, in sé vuote di contenuto e pronte a riceverne diversi. Come lo scheletro portante di una cattedrale, il nucleo di una frase deve reggersi indipendentemente dalle sue mutevoli funzioni. La codifica impone uno stampo formale ai concetti atomici, costringendoli in una rete di relazioni indipendenti.
Le espressioni collocate negli strati periferici, viceversa, sono integrate in un tutto solo nella misura in cui sono al servizio di un contenuto identificato preliminarmente. La codifica rende riconoscibili concetti accessibili indipendentemente, e per questo è disponibile a dividere il lavoro con il ragionamento coerente - con l'inferenza - che manipola direttamente gli stessi concetti.
Il nucleo della frase è il territorio di elezione di una legalità puramente formale, di una "grammatica delle regole". Negli strati periferici, la grammatica si presenta come un sistema di opzioni al servizio di strutture concettuali indipendenti. Nel nucleo, forme e costruzioni sono il dato primitivo, da analizzare con criteri formali. Negli strati periferici, occorre isolare e descrivere in primo luogo relazioni concettuali coerenti, per poi chiedersi quali mezzi di codifica la lingua ci offre per portarli all'espressione, e come questi mezzi interagiscono con l'inferenza. Le strutture che sono al tempo stesso strumentali, caratterizzate da un contenuto concettuale sostanziale e oggetto di scelta da parte del parlante possono essere specificate sia all'interno della frase, come margini delle strutture nucleari, sia all'esterno, in una dimensione testuale. Quando è puramente strumentale, la grammatica stessa diventa a sua volta un'opzione, in competizione con strategie testuali basate sulla coerenza e sulla coesione. La mobilità della frontiera tra frase e testo sul piano funzionale apre prospettive interessanti all'analisi della frase semplice e, soprattutto, delle relazioni transfrastiche.
Il progetto che propongo di chiamare grammatica filosofica non è un nuovo modello di grammatica lanciato in un mercato già sovraffollato, ma uno stile di ricerca che studia il formarsi del significato delle espressioni complesse al crocevia tra sintassi delle forme e sintassi dei concetti, codifica linguistica e ragionamento coerente, frase e testo.
Un'esposizione sistematica della grammatica filosofica, dei suoi presupposti teorici, delle sue implicazioni semiotiche e degli spazi che apre allo studio empirico, è la monografia The Building Blocks of Meaning
(John Benjamins, Amsterdam-Filadelfia, 2004). Il progetto, tuttavia include numerosi ambiti di ricerca circoscritti, che possono essere esplorati in relativa autonomia.


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I conflitti concettuali

L'idea di grammatica filosofica si è sviluppata da una riflessione sui significati complessi conflittuali, che connettono in un significato unitario concetti incompatibili. Il verso di Alcmane Dormono i vertici delle montagne, ad esempio, attribuisce a esseri inanimati un comportamento esclusivo degli esseri viventi. Tradizionalmente ignorati o bollati come devianti da generazioni di linguisti e filosofi, i significati conflittuali rappresentano in realtà un punto di osservazione privilegiato sui fattori formali e concettuali della significanza e sulla loro interazione.
Ogni volta che un'interazione prende forma, possiamo immaginare due esiti, uno cooperativo e uno conflittuale. Di converso, tanto la cooperazione che il conflitto presuppongono la presenza di almeno due fattori reciprocamente autonomi. Il vantaggio metodologico del conflitto è la sua capacità di rendere perfettamente visibili e isolabili i fattori in competizione. Il significato di una frase come Il contadino uccide l'anatroccolo è coerente. La rete di connessioni che la struttura sintattica impone ai concetti atomici combacia perfettamente con un modello concettuale indipendente. La competizione tra organizzazione sintattica e struttura dei concetti resta nell'ombra. L'esortazione di Marinetti Uccidiamo il chiaro di luna, viceversa, costruisce linguisticamente un significato conflittuale, che non ha riscontro in alcun repertorio condiviso di concetti coerenti. I fattori formali e concettuali della significanza si dissociano e possono essere studiati separatamente.
La possibilità formale dei significati conflittuali mostra che le forme linguistiche sono in grado di imporre ai concetti uno stampo indifferente alla loro struttura. Al tempo stesso, la presenza del conflitto prova che i concetti non sono materia informe, ma hanno una loro solida sintassi indipendente, che accetta con riluttanza lo stampo linguistico.
Un'indagine accurata nel campo dei significati conflittuali mostra che la lingua non è né un semplice sistema formale insensibile ai concetti né un semplice strumento di espressione al servizio di concetti autonomi. Una volta che i fattori della significanza sono stati isolati grazie all'osservazione del conflitto, lo stesso stile di ricerca può essere applicato ai significati coerenti. Gli stessi fattori sono all'opera in entrambi i casi: se in un caso entrano in conflitto, nell'altro collaborano.
Questa idea è stata formulata esplicitamente e applicata allo studio della struttura della frase semplice nella monografia Sémantique du contresens (Les Editions de Minuit, Parigi, 1987).


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Metafore, tropi e figure

Lo studio dei contenuti conflittuali apre nuove prospettive all'analisi linguistica dei tropi, e in particolare della metafora, considerati come valorizzazioni testuali del conflitto concettuale.
La distinzione tra contraddizione e incoerenza fornisce una base rigorosa alla distinzione tra l'ossimoro da una parte e la metafora, la metonimia e la sineddoche dall'altra. Le diverse strategie di elaborazione testuale del conflitto permettono poi di distinguere la metonimia e la sineddoche dalla metafora. La metonimia e la sineddoche ristabiliscono la coerenza attivando relazioni tra concetti saturi che riportano i poli del conflitto all'interno di un ambito concettuale coerente. La metafora, viceversa, assume il conflitto e se ne serve per trasferire un concetto saturo o una relazione insatura in un ambito concettuale estraneo. Grazie alla sua capacità di proiettare concetti in ambiti estranei, la metafora trasforma il conflitto in uno strumento attivo di creazione concettuale. Se la linguistica cognitiva attira l'attenzione esclusivamente sulle metafore coerenti che formano l'ossatura del nostro pensiero spontaneo, la grammatica filosofica esalta il potenziale del conflitto come fonte di energia concettuale indefinitamente rinnovabile.
Più in generale, le figure sono studiate non tanto nel loro radicamento nel sistema di concetti condivisi e nei loro effetti discorsivi, quanto nelle loro condizioni di possibilità linguistiche e concettuali, come strutture capaci di valorizzare, e quindi anche di mettere in luce in tutta la latitudine delle loro potenzialità, le risorse specifiche del dispositivo linguistico ai vari livelli (suono, ritmo, disposizione dei costituenti nella frase, categorizzazione dell'esperienza, costruzione dei contenuti complessi, interpretazione dei messaggi).
Ho svuluppato queste tematiche nella Grammaire philosophique des tropes (Les Editions de Minuit, Parigi, 1992) e in numerosi articoli, contributi a volumi collettivi e atti di convegni in italiano, francese e inglese, tra cui l'articolo «A Plea for Living Metaphors: Conflictual Metaphors and Metaphorical Swarms», Metaphor and Symbol, 27, 2, 2012: 148-170.
Una sintesi delle mie ricerche è nel volume Conceptual Conflicts in Metaphors and Figurative Language (Routledge, New York – Londra 2017).


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La connessione transfrastica

La connessione transfrastica occupa l'area più significativa e rivelatrice di una grammatica delle opzioni. Le relazioni transfrastiche non sono in primo luogo significati di particolari forme di proposizioni subordinate, ma un sistema compatto e coerente di relazioni concettuali - ad esempio la causa, il motivo, la concessione. La loro espressione non è limitata al periodo, ma si apre verso un ricco ventaglio di opzioni in parte grammaticali e in parte testuali, caratterizzate da gradi variabili di codifica, che si estendono dall'ipocodifica all'ipercodifica. In caso di ipocodifica il lavoro lasciato incompiuto dallo strumento linguistico è portato a termine dal ragionamento inferenziale, che sullo sfondo di modelli concettuali condivisi attiva la relazione più coerente tra i contenuti connessi. In caso di ipercodifica, l'espressione linguistica non si limita a marcare una relazione concettuale indipendente, accessibile per inferenza, ma le impone un surplus di contenuto specifico, inseparabile dalla forma di espressione. Prende così corpo una distinzione tra strutture concettuali largamente condivise, come la causa, accessibili indifferentemente alla codifica e all'inferenza, e strutture semantiche specifiche, come il fine o la consecuzione, vincolate alla presenza di una forma linguistica dedicata. Particolarmente interessante è la codifica del fine, che conosce decine di forme diverse, ciascuna caratterizzata da un profilo concettuale specifico.
Dal 1995 al 2000 ho lavorato con il Prof. Gaston Gross (Università Parigi XIII e Laboratoire de Linguistique Informatique del CNRS) a un progetto di ricerca bilaterale finanziato dal CNR e dal CNRS sulle relazioni transfrastiche, con particolare attenzione al fine, in francese e in italiano. Dopo aver curato un numero monografico degli Studi italiani di linguistica teorica e applicata su Grammatica filosofica e analisi del periodo (1996), ho completato con Gaston Gross una monografia sulla struttura concettuale e l'espressione della finalità in francese: G. Gross, M. Prandi, La finalité: fondements conceptuels et genèse linguistique (De Boeck - Duculot, Bruxelles, 2004). Del volume è uscita una versione adattata all'italiano da Cristiana De Santis: M. Prandi, G. Gross, C. De Santis, La finalità: Strutture concettuali e espressione in italiano (Olschki, Firenze 2005).



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Una grammatica ragionevole

Lo stile di indagine della grammatica filosofica crea le premesse per l'elaborazione di una grammatica ragionevole per l'insegnamento dell'italiano. Distinzioni come quelle tra regole e scelte, codifica linguistica e ragionamento coerente, abilità linguistiche e abilità cognitive, in particolare, permettono di rendere trasparente e accessibile l'analisi logica della frase semplice e complessa. L'idea che compiti funzionali simili possano essere affidati sia a strutture grammaticali nell'ambito della frase e del periodo, sia a sequenze testuali coerenti, permette di affrontare in modo nuovo e più soddisfacente il capitolo delle relazioni tra processi come la causa, la concessione o il fine. Invece di essere ridotte ai contenuti di un pugno di proposizioni subordinate, se non di congiunzioni, le relazioni tra processi sono viste come problemi concettuali che ammettono soluzioni multiple, grammaticali o testuali. Invece che all'applicazione cieca di pochi modelli prefabbricati, lo studente è chiamato a valutare consapevolmente i vantaggi e gli svantaggi di un ricco ventaglio di opzioni. Invece di limitarsi a esercizi di analisi passiva, è invitato a sperimentare la sua padronanza delle opzioni in esercizi di costruzione e di riformulazione attiva. Inoltre, lo studio del testo cessa di essere un'appendice estranea al corpo della grammatica: grazie all'identificazione rigorosa di compiti funzionali condivisi, i meccanismi della coerenza e della coesione che sono alla base della testualità sono pienamente integrati nello studio grammaticale.
Dopo la Grammatica della lingua italiana (Petrini, Torino, 1990) destinata alle Scuole Medie Superiori, ho pubblicato una grammatica destinata all'Università e a un pubblico di studenti, insegnanti e studiosi: Le regole e le scelte: introduzione alla grammatica italiana, Utet, Torino 2006. Di questo volume è uscita nel 2011 una versione in forma di manuale destinata a studenti universitari con la collaborazione di Cristiana De Santis: Le regole e le scelte. Manuale di linguistica e di grammatica italiana, Utet, Torino. Nel 2013 è uscito il volume L'analisi del periodo, Carocci, Roma. Nel 2013 ho pubblicato una monografia su L'analisi del periodo (Carocci, Roma)



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Il lessico e la terminologia

Un approccio alla semantica lessicale nello stile della grammatica filosofica si interroga sulle radici al tempo stesso formali e cognitive dei concetti atomici. In altre parole, cerca di definire fino a che punto il significato dei lessemi è modellato dall'articolazione formale, specifica di ogni singola lingua, dei paradigmi lessicali, e da che punto si basa su una categorizzazione cognitiva indipendente, condivisa al di là delle frontiere linguistiche.
Il lessico delle lingue naturali contiene concetti la cui identità dipende in modo critico dalla rete di correlazioni intralessicali, che possiamo chiamare concetti endocentrici, e concetti saldamente radicati in una categorizzazione autonoma di esperienze condivise, facilmente trasferibili da una lingua all'altra, che possiamo chiamare esocentrici.
I lessemi che identificano e mettono in circolazione concetti esocentrici svolgono un compito funzionale a cui nessuna lingua viva può sottrarsi. Essi creano all'interno del lessico una vera e propria terminologia naturale, destinata a prolungarsi senza soluzione di continuità nei diversi lessici di specialità. I concetti esocentrici rappresentano quindi un naturale punto di raccordo tra la ricerca lessicologica e la ricerca terminologica, che permette di mettere in comune strumenti di analisi e risultati.
Su questa base si è sviluppata, negli anni di insegnamento presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell'Università di Bologna a Forlì, una fruttuosa collaborazione con il Laboratorio di Ricerca Terminologica creato e diretto dal Prof. Franco Bertaccini . Grazie all'apporto di poco meno di duecento Tesi di Laurea, il Centro dispone di oltre 80.000 schede terminologiche plurilingui, che descrivono con precisione i più svariati settori dei lessici specialistici. Dal dicembre 2002 il Centro dispone di un proprio Portale da dove è possibile accedere a strumenti on line per terminologi e traduttori specialistici, come dizionari, glossari, concordancer, risorse per la traduzione assistita e la traduzione automatica ed infine risorse bibliografiche.

Dopo il trasferimento a Genova, ho intensificato una collaborazione già avviata da anni con il CeRTeM, Centro di Ricerca Terminologica Multilingue promosso presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere .

 
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Lo studio del dialetto

Come parlante nativo e attivo del dialetto di Pendolasco (ora Poggiridenti), un villaggio del versante retico della Valtellina modellato dagli acrobatici vigneti terrazzati, sono naturalmente interessato allo studio dei dialetti. Collaboro dalla fondazione all'IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca). Presso l'Istituto tengo regolarmente seminari e incontri di supervisione per studiosi e volontari impegnati nella redazione di dizionari e nella raccolta di toponimi. Il mio contributo alla ricerca lessicografica si basa sull'idea di 'mettere più grammatica nei dizionari', in particolare nella descrizione dei verbi e degli altri termini relazionali. Una sintesi e un modello di descrizione è nel saggio Proposte per la trattazione delle voci verbali in un dizionario dialettale: l'esempio di far nel dialetto di Bormio, Bollettino Storico Alta Valtellina 3, 2000: 349-368. Questo modello ha ispirato la descrizione dei verbi nel monumentale Dizionario etimilogico-etnografico dei dialetti di Livigno e Trepalle, di E. Mambretti e R. Bracchi, Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca, Sondrio, 2011.

Le riflessioni sull'uso dei toponimi mi hanno portato a mettere a punto la nozione di deissi ambientale, una forma di deissi spaziale non personale, dotata di un'origo e di una rete di relazioni condivise dalla comunità. L'idea è esposta nel saggio I toponimi nella mappa condivisa del territorio: La deissi ambientale, postfazione a Franca Prandi Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Poggiridenti, Società Storica Valtellinese, Sondrio 2004. Una versione che estende l'analisi ai dialetti della Val di Susa, della Val Blenio (Ch), della Valposchiavo (Ch) e al ladino di Badia è il saggio «Varieties in Italy 2: Alpine Varieties», in K. Jungbluth, F. Da Milano (a cura di), Manual of Deixis in Romance Languages (De Gruyter, Berlino – Boston).